1 - Il D.P.R. 18 aprile 1994, n. 362 (in S.O.
n. 91 alla G.U. 13/6/1994 n. 136)
ha abrogato l'art. 7, comma 1.
2 - La L. 22 dicembre 1994, n. 736 (in G.U. 4/1/1995 n. 3) ha modificato
l'art. 17.
3 - La L. 23 dicembre 1996, n. 662 (in S.O. n. 233 relativo alla G.U. 28/12/1996
n. 303) ha modificato l'art. 17.
La
Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA la seguente legge:
Art.
1.
1. E’ cittadino per nascita:
a) il figlio di padre o di madre cittadini;
b) chi è nato nel territorio della Repubblica
se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la
cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi
appartengono.
2. è considerato cittadino per nascita il
figlio di ignoti trovato nel territorio della Repubblica, se non venga provato
il possesso di altra cittadinanza.
Art.
2.
1. Il riconoscimento o la dichiarazione
giudiziale della filiazione durante la minore età del figlio ne determina la
cittadinanza secondo le norme della presente legge.
2. Se il figlio riconosciuto o dichiarato è
maggiorenne conserva il proprio stato di cittadinanza, ma puo' dichiarare, entro
un anno dal riconoscimento o dalla dichiarazione giudiziale, ovvero dalla
dichiarazione di efficacia del provvedimento straniero, di eleggere la
cittadinanza determinata dalla filiazione.
3. Le disposizioni del presente articolo si
applicano anche ai figli per i quali la paternità o maternità non puo' essere
dichiarata, purchè sia stato riconosciuto giudizialmente il loro diritto al
mantenimento o agli alimenti.
Art.
3.
1. Il minore straniero adottato da cittadino
italiano acquista la cittadinanza.
2. La disposizione del comma 1 si applica
anche nei confronti degli adottati prima della data di entrata in vigore della
presente legge.
3. Qualora l'adozione sia revocata per fatto
dell'adottato, questi perde la cittadinanza italiana, sempre che sia in possesso
di altra cittadinanza o la riacquisti.
4. Negli altri casi di revoca l'adottato
conserva la cittadinanza italiana. Tuttavia, qualora la revoca intervenga
durante la maggiore età dell'adottato, lo stesso, se in possesso di altra
cittadinanza o se la riacquisti, potrà comunque rinunciare alla cittadinanza
italiana entro un anno dalla revoca stessa.
Art.
4.
1. Lo straniero o l'apolide, del quale il
padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono
stati cittadini per nascita, diviene cittadino:
a) se presta effettivo servizio militare per
lo Stato italiano e dichiara preventivamente di voler acquistare la cittadinanza
italiana;
b) se assume pubblico impiego alle dipendenze
dello Stato, anche all'estero, e dichiara di voler acquistare la cittadinanza
italiana;
c) se, al raggiungimento della maggiore età,
risiede legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica e
dichiara, entro un anno dal raggiungimento, di voler acquistare la cittadinanza
italiana.
2. Lo straniero nato in Italia, che vi abbia
risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età,
diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro
un anno dalla suddetta data.
Art.
5.
1. Il coniuge, straniero o apolide, di
cittadino italiano acquista la cittadinanza italiana quando risiede legalmente
da almeno sei mesi nel territorio della Repubblica, ovvero dopo tre anni dalla
data del matrimonio, se non vi è stato scioglimento, annullamento o cessazione
degli effetti civili e se non sussiste separazione legale.
Art.
6.
1. Precludono l'acquisto della cittadinanza ai
sensi dell'articolo 5:
a) la condanna per uno dei delitti previsti
nel libro secondo, titolo I, capi I, II e III, del codice penale;
b) la condanna per un delitto non colposo per
il quale la legge preveda una pena edittale non inferiore nel massimo a tre anni
di reclusione; ovvero la condanna per un reato non politico ad una pena
detentiva superiore ad un anno da parte di una autorità giudiziaria straniera,
quando la sentenza sia stata riconosciuta in Italia;
c) la sussistenza, nel caso specifico, di
comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica.
2. Il riconoscimento della sentenza straniera
è richiesto dal procuratore generale del distretto dove ha sede l'ufficio dello
stato civile in cui è iscritto o trascritto il matrimonio, anche ai soli fini
ed effetti di cui al comma 1, lettera b).
3. La riabilitazione fa cessare gli effetti
preclusivi della condanna.
4. L'acquisto della cittadinanza è sospeso
fino a comunicazione della sentenza definitiva, se sia stata promossa azione
penale per uno dei delitti di cui al comma 1, lettera a) e lettera b), primo
periodo, nonché per il tempo in cui è pendente il procedimento di
riconoscimento della sentenza straniera, di cui al medesimo comma 1, lettera b),
secondo periodo.
Art.
7.
1. Ai sensi dell'articolo 5, la cittadinanza
si acquista con decreto del Ministro dell'interno, a istanza dell'interessato,
presentata al sindaco del comune di residenza o alla competente autorità
consolare.
2. Si applicano le disposizioni di cui
all'articolo 3 della legge 12 gennaio 1991, n. 13.
Art.
8.
1. Con decreto motivato, il Ministro
dell'interno respinge l'istanza di cui all'articolo 7 ove sussistano le cause
ostative previste nell'articolo 6. Ove si tratti di ragioni inerenti alla
sicurezza della Repubblica, il decreto è emanato su conforme parere del
Consiglio di Stato. L'istanza respinta puo' essere riproposta dopo cinque anni
dall'emanazione del provvedimento.
2. L'emanazione del decreto di rigetto
dell'istanza è preclusa quando dalla data di presentazione dell'istanza stessa,
corredata dalla prescritta documentazione, sia decorso il termine di due anni.
Art.
9.
1. La cittadinanza italiana puo' essere
concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di
Stato, su proposta del Ministro dell'interno:
a) allo straniero del quale il padre o la
madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati
cittadini per nascita, o che è nato nel territorio della Repubblica e, in
entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni, comunque fatto salvo
quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera c);
b) allo straniero maggiorenne adottato da
cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio della Repubblica da
almeno cinque anni successivamente alla adozione;
c) allo straniero che ha prestato servizio,
anche all'estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato;
d) al cittadino di uno Stato membro delle
Comunità europee se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio
della Repubblica;
e) all'apolide che risiede legalmente da
almeno cinque anni nel territorio della Repubblica;
f) allo straniero che risiede legalmente da
almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.
2. Con decreto del Presidente della
Repubblica, sentito il Consiglio di Stato e previa deliberazione del Consiglio
dei Ministri, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro
degli affari esteri, la cittadinanza puo' essere concessa allo straniero quando
questi abbia reso eminenti servizi all'Italia, ovvero quando ricorra un
eccezionale interesse dello Stato.
Art.
10.
1. Il decreto di concessione della
cittadinanza non ha effetto se la persona a cui si riferisce non presta, entro
sei mesi dalla notifica del decreto medesimo, giuramento di essere fedele alla
Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato.
Art.
11.
1. Il cittadino che possiede, acquista o
riacquista una cittadinanza straniera conserva quella italiana, ma puo' ad essa
rinunciare qualora risieda o stabilisca la residenza all'estero.
Art.
12.
1. Il cittadino italiano perde la cittadinanza
se, avendo accettato un impiego pubblico od una carica pubblica da uno Stato o
ente pubblico estero o da un ente internazionale cui non partecipi l'Italia,
ovvero prestando servizio militare per uno Stato estero, non ottempera, nel
termine fissato, all'intimazione che il Governo italiano puo' rivolgergli di
abbandonare l'impiego, la carica o il servizio militare.
2. Il cittadino italiano che, durante lo stato
di guerra con uno Stato estero, abbia accettato o non abbia abbandonato un
impiego pubblico od una carica pubblica, od abbia prestato servizio militare per
tale Stato senza esservi obbligato, ovvero ne abbia acquistato volontariamente
la cittadinanza, perde la cittadinanza italiana al momento della cessazione
dello stato di guerra.
Art.
13.
1. Chi ha perduto la cittadinanza la
riacquista:
a) se presta effettivo servizio militare per
lo Stato italiano e dichiara previamente di volerla riacquistare;
b) se, assumendo o avendo assunto un pubblico
impiego alle dipendenze dello Stato, anche all'estero, dichiara di volerla
riacquistare;
c) se dichiara di volerla riacquistare ed ha
stabilito o stabilisce, entro un anno dalla dichiarazione, la residenza nel
territorio della Repubblica;
d) dopo un anno dalla data in cui ha stabilito
la residenza nel territorio della Repubblica, salvo espressa rinuncia entro lo
stesso termine;
e) se, avendola perduta per non aver
ottemperato all'intimazione di abbandonare l'impiego o la carica accettati da
uno Stato, da un ente pubblico estero o da un ente internazionale, ovvero il
servizio militare per uno Stato estero, dichiara di volerla riacquistare, sempre
che abbia stabilito la residenza da almeno due anni nel territorio della
Repubblica e provi di aver abbandonato l'impiego o la carica o il servizio
militare, assunti o prestati nonostante l'intimazione di cui all'articolo 12,
comma 1.
2. Non è ammesso il riacquisto della
cittadinanza a favore di chi l'abbia perduta in applicazione dell'articolo 3,
comma 3, nonché dell'articolo 12, comma 2.
3. Nei casi indicati al comma 1, lettera c),
d) ed e), il riacquisto della cittadinanza non ha effetto se viene inibito con
decreto del Ministro dell'interno, per gravi e comprovati motivi e su conforme
parere del Consiglio di Stato. Tale inibizione puo' intervenire entro il termine
di un anno dal verificarsi delle condizioni stabilite.
Art.
14.
1. I figli minori di chi acquista o riacquista
la cittadinanza italiana, se convivono con esso, acquistano la cittadinanza
italiana, ma, divenuti maggiorenni, possono rinunciarvi, se in possesso di altra
cittadinanza.
Art.
15.
1. L'acquisto o il riacquisto della
cittadinanza ha effetto, salvo quanto stabilito dall'articolo 13, comma 3, dal
giorno successivo a quello in cui sono adempiute le condizioni e le formalità
richieste.
Art.
16.
1. L'apolide che risiede legalmente nel
territorio della Repubblica è soggetto alla legge italiana per quanto si
riferisce all'esercizio dei diritti civili ed agli obblighi del servizio
militare.
2. Lo straniero riconosciuto rifugiato dallo
Stato italiano secondo le condizioni stabilite dalla legge o dalle convenzioni
internazionali è equiparato all'apolide ai fini dell'applicazione della
presente legge, con esclusione degli obblighi inerenti al servizio militare.
Art.
17.
1. Chi ha perduto la cittadinanza in
applicazione degli articoli 8 e 12 della legge 13 giugno 1912, n. 555, o per non
aver reso l'opzione prevista dall'articolo 5 della legge 21 aprile 1983, n.123,
la riacquista se effettua una dichiarazione in tal senso entro due anni dalla
data di entrata in vigore della presente legge.
2. Resta fermo quanto disposto dall'articolo
219 della legge 19 maggio 1975, n. 151.
Art.
18.
1. Le persone già residenti nei territori che
sono appartenuti alla monarchia austro-ungarica ed emigrate all'estero prima del
16 luglio 1920 ed i loro discendenti in linea retta sono equiparati, ai fini e
per gli effetti dell'articolo 9, comma 1, lettera a), agli stranieri di origine
italiana o nati nel territorio della Repubblica.
Art.
19.
1. Restano salve le disposizioni della legge 9
gennaio 1956, n. 27, sulla trascrizione nei registri dello stato civile dei
provvedimenti di riconoscimento delle opzioni per la cittadinanza italiana,
effettuate ai sensi dell'articolo 19 del Trattato di pace tra le potenze alleate
ed associate e l'Italia, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947.
Art.
20.
1. Salvo che sia espressamente previsto, lo
stato di cittadinanza acquisito anteriormente alla presente legge non si
modifica se non per fatti posteriori alla data di entrata in vigore della
stessa.
Art.
21.
1. Ai sensi e con le modalità di cui
all'articolo 9, la cittadinanza italiana puo' essere concessa allo straniero che
sia stato affiliato da un cittadino italiano prima della data di entrata in
vigore della legge 4 maggio 1983, n. 184, e che risieda legalmente nel
territorio della Repubblica da almeno sette anni dopo l'affiliazione.
Art.
22.
1. Per coloro i quali, alla data di entrata in
vigore della presente legge, abbiano già perduto la cittadinanza italiana ai
sensi dell'articolo 8 della legge 13 giugno 1912, n. 555, cessa ogni obbligo
militare.
Art.
23.
1. Le dichiarazioni per l'acquisto, la
conservazione, il riacquisto e la rinunzia alla cittadinanza e la prestazione
del giuramento previste dalla presente legge sono rese all'ufficiale dello stato
civile del comune dove il dichiarante risiede o intende stabilire la propria
residenza, ovvero, in caso di residenza all'estero, davanti all'autorità
diplomatica o consolare del luogo di residenza.
2. Le dichiarazioni di cui al comma 1, nonché
gli atti o i provvedimenti attinenti alla perdita, alla conservazione e al
riacquisto della cittadinanza italiana vengono trascritti nei registri di
cittadinanza e di essi viene effettuata annotazione a margine dell'atto di
nascita.
Art.
24.
1. Il cittadino italiano, in caso di acquisto
o riacquisto di cittadinanza straniera o di opzione per essa, deve darne, entro
tre mesi dall'acquisto, riacquisto o opzione, o dal raggiungimento della
maggiore età, se successivo, comunicazione mediante dichiarazione all'ufficiale
dello stato civile del luogo di residenza, ovvero, se residente all'estero,
all'autorità consolare competente.
2. Le dichiarazioni di cui al comma 1 sono
soggette alla medesima disciplina delle dichiarazioni di cui all'articolo 23.
3. Chiunque non adempia agli obblighi indicati
nel comma 1 è assoggettato alla sanzione amministrativa pecuniaria da lire
duecentomila a lire duemilioni. Competente all'applicazione della sanzione
amministrativa è il prefetto.
Art.
25.
1. Le disposizioni necessarie per l'esecuzione
della presente legge sono emanate, entro un anno dalla sua entrata in vigore,
con decreto del Presidente della Repubblica, udito il parere del Consiglio di
Stato e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta dei
Ministri degli affari esteri e dell'interno, di concerto con il Ministro di
grazia e giustizia.
Art.
26.
1. Sono abrogati la legge 13 giugno 1912, n.
555, la legge 31 gennaio 1926, n. 108, il regio decreto-legge 1› dicembre
1934, n.1997, convertito dalla legge 4 aprile 1935, n. 517, l'articolo 143- ter
del codice civile, la legge 21 aprile 1983, n. 123, l'articolo 39 della legge 4
maggio 1983, n. 184, la legge 15 maggio 1986, n. 180, e ogni altra disposizione
incompatibile con la presente legge.
2. è soppresso l'obbligo dell'opzione di cui
all'articolo 5, comma secondo, della legge 21 aprile 1983, n. 123, e
all'articolo 1, comma 1, della legge 15 maggio 1986, n. 180.
3. Restano salve le diverse disposizioni
previste da accordi internazionali.
Art.
27.
1. La presente legge entra in vigore sei mesi
dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
La presente legge, munita del sigillo dello
Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addì 5 febbraio 1992
COSSIGA
ANDREOTTI, Presidente del Consiglio dei Ministri
DE MICHELIS, Ministro degli affari esteri
Visto, il Guardasigilli: MARTELLI
LAVORI PREPARATORI Senato della Repubblica
(atto n. 1460):
Presentato dal Ministro degli affari esteri (ANDREOTTI)
il 13 dicembre 1988.
Assegnato alla 1a commissione (Affari costituzionali), in sede referente, il 25
gennaio 1989, con pareri delle commissioni 2a, 3a, 4a e della giunta per gli
affari delle Comunità europee.
Esaminato dalla 1a commissione il 18 ottobre 1989; 27 giugno 1990; 13 dicembre
1990.
Relazione scritta annunciata il 26 marzo 1991 (atto n.1460/ A - relatore sen.
MAZZOLA).
Esaminato in aula e approvato il 23 maggio 1991.
Camera dei deputati (atto n. 5702):
Assegnato alla I commissione (Affari costituzionali), in sede legislativa, il 25
giugno 1991, con pareri delle commissioni II, III, IV, XI e della commissione
per le politiche comunitarie.
Esaminato dalla I commissione il 9 gennaio 1992 e approvato il 14 gennaio 1992.
AVVERTENZA:
Il testo delle note qui pubblicato è stato
redatto ai sensi dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente
della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 1092,
al solo fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o
alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia degli
atti legislativi qui trascritti.
Nota all'art. 6:
- I delitti previsti nel libro secondo, titolo
I, capi I, II e III, del codice penale, sono quelli contro la personalità
internazionale e interna dello Stato e contro i diritti politici del cittadino.
Note all'art. 17:
- Il testo degli articoli 8 e 12 della legge
n. 555/1912 (Sulla cittadinanza italiana) è il seguente:
"Art. 8. - Perde la cittadinanza:
1) chi spontaneamente acquista una
cittadinanza straniera e stabilisce o ha stabilito all'estero la propria
residenza;
2) chi, avendo acquistata senza concorso di
volontà propria una cittadinanza straniera, dichiari di rinunziare alla
cittadinanza italiana, e stabilisca o abbia stabilito all'estero la propria
residenza.
Puo' il Governo nei casi indicati ai numeri 1
e 2, dispensare dalla condizione del trasferimento della residenza all'estero;
3) chi, avendo accettato impiego da un governo
estero od essendo entrato al servizio militare di potenza estera, vi persista
nonostante l'intimazione del governo italiano di abbandonare entro un termine
fissato l'impiego o il servizio.
La perdita della cittadinanza nei casi
preveduti da questo articolo non esime dagli obblighi del servizio militare,
salve le facilitazioni concesse dalle leggi speciali (*)".
"Art. 12. - I figli minori non emancipati
da chi acquista o ricupera la cittadinanza divengono cittadini salvo che
risiedendo all'estero conservino, secondo la legge dello Stato a cui
appartengono, la cittadinanza straniera. Il figlio però dello straniero per
nascita, divenuto cittadino, puo' entro l'anno dal raggiungimento della maggiore
età o dalla conseguita emancipazione, dichiarare di eleggere la cittadinanza di
origine.
I figli minori non emancipati di chi perde la
cittadinanza divengono stranieri quando abbiano comune la residenza col genitore
esercente la patria potestà o la tutela legale, e acquistino la cittadinanza di
uno Stato straniero. Saranno però loro applicabili le disposizioni degli
articoli 3 e 9.
Le disposizioni del presente articolo si
applicano anche nel caso che la madre esercente la patria potestà o la tutela
legale sui figli abbia una cittadinanza diversa da quella del padre premorto.
Non si applicano invece al caso in cui la madre esercente la patria potestà
muti cittadinanza in conseguenza del passaggio a nuove nozze, rimanendo allora
inalterata la cittadinanza di tutti i figli di primo letto".
(*) La Corte costituzionale, con sentenza
11-19 ottobre 1988, n. 974 (Gazz. Uff. 26 ottobre 1988, n. 43 - 1a serie
speciale), ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 8, ultimo comma, della legge
di cui sopra, nonché dell'art.
1, lettera b), del D.P.R. 14 febbraio 1964, n.
237, nella parte in cui non prevedono che siano esentati dall'obbligo del
servizio militare coloro che abbiano perduto la cittadinanza italiana a seguito
dell'acquisto di quella di un altro Stato nel quale abbiano già prestato
servizio militare.
- Il testo dell'art. 5 della legge n. 123/1983
(Disposizioni in materia di cittadinanza), abrogata dall'art. 26 della legge qui
pubblicata, è il seguente:
"Art. 5. - è cittadino italiano il
figlio minorenne, anche adottivo, di padre cittadino o di madre cittadina.
Nel caso di doppia cittadinanza, il figlio
dovrà optare per una sola cittadinanza entro un anno dal raggiungimento della
maggiore età".
- Il testo dell'art. 219 della legge n.
151/1975 (Riforma del diritto di famiglia) è il seguente:
"Art. 219. - La donna che, per effetto di
matrimonio con straniero o di mutamento di cittadinanza da parte del marito, ha
perduto la cittadinanza italiana prima dell'entrata in vigore della presente
legge, la riacquista con dichiarazione resa all'autorità competente a norma
dell'art. 36 delle disposizioni di attuazione del codice civile.
è abrogata ogni norma della legge 13 giugno
1912, n. 555, che sia incompatibile con le disposizioni della presente
legge".
Nota all'art. 19:
- L'art. 19 del Trattato di pace fra l'Italia
e le Potenze alleate ed associate, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, è così
formulato:
"Art. 19. - 1. I cittadini italiani che,
al 10 giugno 1940, erano domiciliati in territorio ceduto dall'Italia ad un
altro Stato per effetto del presente Trattato, ed i loro figli nati dopo quella
data diverranno, sotto riserva di quanto dispone il paragrafo seguente,
cittadini godenti di pieni diritti civili e politici dello Stato al quale il
territorio viene ceduto, secondo le leggi che a tale fine dovranno essere
emanate dallo Stato medesimo entro tre mesi dall'entrata in vigore del presente
Trattato. Essi perderanno la loro cittadinanza italiana al momento in cui
diverranno cittadini dello Stato subentrante.
2. Il governo dello Stato al quale il
territorio è trasferito, dovrà disporre, mediante appropriata legislazione
entro tre mesi dalla entrata in vigore del presente Trattato, perché tutte le
persone di cui al par.
1, di età superiore ai diciotto anni (e tutte
le persone coniugate, siano esse al disotto od al disopra di tale età) la cui
lingua usuale è l'italiano, abbiano facoltà di optare per la cittadinanza
italiana entro il termine di un anno dall'entrata in vigore del presente
Trattato.
Qualunque persona che opti in tal senso
conserverà la cittadinanza italiana e non si considererà aver acquistato la
cittadinanza dello Stato al quale il territorio viene trasferito. L'opzione
esercitata dal marito non verrà considerata opzione da parte della moglie.
L'opzione esercitata dal padre, o se il padre non è vivente, dalla madre, si
estenderà tuttavia automaticamente a tutti i figli non coniugati, di età
inferiore ai diciotto anni.
3. Lo Stato al quale il territorio è ceduto
potrà esigere che coloro che si avvalgono dell'opzione si trasferiscano in
Italia entro un anno dalla data in cui l'opzione venne esercitata.
4. Lo Stato al quale il territorio è ceduto
dovrà assicurare, conformemente alle sue leggi fondamentali, a tutte le persone
che si trovano nel territorio stesso, senza distinzione di razza, lingua o
religione, il godimento dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ivi
comprese la libertà di espressione, di stampa e di diffusione, di culto, di
opinione politica, e di pubblica riunione".
Nota all'art. 21:
- La legge n. 184/1983 reca: "Disciplina
dell'adozione e dell'affidamento dei minori". La citata legge è entrata in
vigore il 1› giugno 1983.
Nota all'art. 22:
- Per il testo dell'art. 8 della legge n.
555/1912 si veda in nota all'art. 17.
Note all'art. 26:
- La legge n. 555/1912 recava norme sulla
cittadinanza.
- La legge n. 108/1z926 recava:
"Modificazioni ed aggiunte alla legge 13 giugno 1912, n. 555, sulla
cittadinanza".
- Il R.D.L. n. 1997/1934 recava:
"Modificazioni alla legge 13 giugno 1912, n. 555, sulla cittadinanza".
- L'art. 143- ter del codice civile, aggiunto
dall'art. 25 della legge 19 maggio 1975, n. 151, era così formulato:
"Art. 143- ter (Cittadinanza della
moglie). - La moglie conserva la cittadinanza italiana, salvo sua espressa
rinunzia, anche se per effetto del matrimonio o del mutamento di cittadinanza da
parte del marito assume una cittadinanza straniera".
- La legge n. 123/1983 recava:
"Disposizioni in materia di cittadinanza". L'art. 5, comma secondo,
della medesima legge così disponeva: "Nel caso di doppia cittadinanza, il
figlio dovrà optare per una sola cittadinanza entro un anno dal raggiungimento
della maggiore età".
- L'art. 39 della legge n. 184/1983
(Disciplina della adozione e dell'affidamento dei minori) così recitava:
"Art. 39. - Il minore di nazionalità
straniera adottato da coniugi di cittadinanza italiana acquista di diritto tale
cittadinanza.
La disposizione del precedente comma si
applica anche nei confronti degli adottati prima dell'entrata in vigore della
presente legge".
- L'art. 1, comma 1, della legge n. 180/1986
(Modificazioni all'art. 5 della legge 21 aprile 1983, n.
123, recante disposizioni in materia di
cittadinanza) così recitava: "Il termine per l'esercizio dell'opzione di
cui all'art. 5, secondo comma, della legge 21 aprile 1983, n. 123, è prorogato
fino alla data di entrata in vigore della nuova legge organica sulla
cittadinanza".