Cos’
è il Fibroma uterino?
Il
fibroma è il più frequente tumore benigno dell’ utero.
Come può svilupparsi un Fibroma?
In
oltre il 90% dei casi il fibroma si sviluppa a carico del corpo uterino. Nel 10%
dei casi si sviluppo a livello del collo uterino o dell’ istmo (tratto dell’
utero interposto tra il collo e il corpo dell’ utero).
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Fibroma
intramurale: si sviluppa esclusivamente nello spessore della parete
muscolare uterina, comportando, in rapporto al suo volume, una
modificazione di forma e volume dell’ utero. |
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Fibroma
sottosieroso: tende ad accrescersi sempre a partenza della parete
uterina, ma sviluppandosi prevalentemente verso l’ esterno, sotto la
sierosa peritoneale che riveste l’ utero. In tal caso la forma dell’
utero tende a manifestare una alterazione circoscritta alla sede del
fibroma. Talora un fibroma a sviluppo sottosieroso mantiene contatto con
la parete uterina solo con un peduncolo (fibroma peduncolato). |
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Fibroma
sottomucoso: si accresce sempre a partenza della parete uterina, ma
sviluppandosi prevalentemente verso l’ interno, verso la cavità
endometriale. |
Che
sintomi comporta un Fibroma uterino?
Spesso
la presenza di un fibroma può essere totalmente priva di sintomi. In questi
casi la diagnosi viene fatta in maniera del tutto casuale in occasione di visita
ginecologica o ecografia, magari eseguite per altri problemi (ad esempio in
occasione di ecografia eseguita come controllo di routine in gravidanza). Quando
sono presenti dei sintomi, questi possono consistere in problemi
emorragici (menometrorragie), o talora possono manifestarsi disturbi dovuti alla
compressione da parte del fibroma su organi vicini, oppure può esservi una
sintomatologia dolorosa.
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Disturbi
mestruali: mestruazioni con flusso più abbondante o perdite
ematiche al di fuori del periodo mestruale possono più frequentemente
presentarsi in caso di fibromi a sviluppo sottomucoso. Possono però
spesso manifestarsi sintomi emorragici anche in presenza di fibromi
intramurali; in tal caso il maggior sanguinamento può essere dovuto ad
una minore capacità contrattile dell’ utero (in conseguenza della sua
struttura fibromatosa) o ad una anomala vascolarizzazione. |
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Dolore:
nella maggior parte dei casi la presenza di uno o più fibromi può non
comportare dolore. Tale sintomo può essere dovuto all’ eventuale
verificarsi di complicanze. Ad esempio un fibroma peduncolato può
torcersi sul suo peduncolo e dare vivo dolore in conseguenze del blocco
della sua circolazione sanguigna. Inoltre un fibroma può andare incontro
ad una degenerazione rossa della sua struttura (degenerazione su base
circolatoria, che non va intesa come degerazione maligna) per problemi di
tipo circolatorio al suo interno, con conseguente dolore. Altra
motivazione di dolore, che può verificarsi soprattutto nel periodo
mestruale, può essere rappresentata dal tentativo dell’ utero di
espellere dalla sua cavità un fibroma sottomucoso. |
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Disturbi
da compressione: tali disturbi sono presenti in caso di fibromi
discretamente voluminosi che possono quindi rendersi responsabili di
dolore e/o senso di peso al basso ventre o a livello lombo-sacrale.
Inoltre, in rapporto a volume e sede del fibroma, possono essere presenti sintomi
urinari (stimolo a urinare frequentemente o talora incontinenza
urinaria) in caso di pressione sulla vescica (che è in stretta vicinanza
dell’ utero), oppure sintomi intestinali per compressione sul
retto con conseguente difficoltà alla defecazione. |
Come
si fa diagnosi di Fibroma uterino?
Come
è già stato detto in precedenza, la presenza di uno o più fibromi può anche
comportare un’ assenza totale di sintomi. Talora il problema può essere
sospettato dal Ginecologo in base a sintomi mestruali o dolorosi riferiti dalla
paziente. I mezzi che consentono di arrivare alla diagnosi sono i seguenti:
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Visita
ginecologica: la presenza di fibromi molto voluminosi può talora
già essere sospettata alla palpazione dell’ addome. Più spesso invece
l’ esplorazione vaginale consente di apprezzare l’ utero
irregolarmente aumentato di volume, e di consistenza aumentata (data la
consistenza dura dei fibromi). Non è sempre facile distinguere con la
visita un fibroma da una neoformazione annessiale (es. cisti ovarica). In
tal caso sono di aiuto altri mezzi diagnostici, ad esempio l’ ecografia. |
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Ecografia:
il ruolo dell’ ecografia nella diagnostica dei fibromi uterini è
fondamentale. Grazie all’ ecografia (transaddominale + transvaginale) è
possibile descrivere numero, struttura, sede (intramurale, sottosierosa o
sottomucosa) dei fibromi. Grazie alla possibilità di misurare con
precisione le dimensioni dei fibromi, l’ ecografia è utilissima nel
controllare nel tempo l’ eventuale tendenza all’ accrescimento dei
fibromi. |
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Isteroscopia:
tale metodica consente di avere una visione diretta della cavità dell’
utero, potendo così accertare la presenza di fibromi sottomucosi, che si
sviluppano quindi verso la cavità deformandone le sue pareti; è
possibile anche valutare la presenza di fibromi in prossimità degli
sbocchi delle tube verso l’ utero, con conseguente ostacolo alla
fertilità. Per saperne di più sull’ Isteroscopia
consulta la pagina del mio sito ad essa dedicata. |
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Isterosalpingografia:
tale tecnica consiste in un esame radiografico eseguito iniettando un
mezzo di contrasto nella cavità uterina per poter documentare su lastre
radiografiche la forma della cavità dell’ utero e la pervietà delle
tube. Più frequentemente tale esame viene praticato nella diagnostica per
la sterilità. Nel documentare l’ aspetto della cavità uterina, l’
isterosalpingografia può evidenziare la presenza di fibromi sottomucosi
che alterano la cavità uterina. In caso di fibromi in prossimità degli
angoli tubarici l’ isterosalpingografia può evidenziare l’ eventuale
occlusione delle tube. |
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La
scelta della terapia dipende da vari fattori: l' eventuale presenza di
sintomi e la loro entità, l' età della paziente, l' eventuale desiderio
di gravidanze, il volume del fibroma. In caso di fibroma non molto
voluminoso, diagnosticato in una paziente che non presenta sintomi, può
essere sufficiente tenere una condotta di attesa, limitandosi a dei
controlli periodici (visita ginecologica ed ecografia ogni sei mesi). Al
contrario in una paziente sintomatica vanno fatte delle scelte
terapeutiche, che possono essere in alcuni casi di tipo farmacologico, e
più frequentemente di tipo chirurgico Terapia
medica La
scelta di una terapia farmacologica può
essere utile soprattutto per controllare la tendenza all' emorragia, e, se
necessario, per far fronte al dolore. Non ci si può aspettare però dalla
terapia medica la regressione totale del fibroma. Per dominare la
sintomatologia emorragica possiamo disporre di diverse categorie di
farmaci: |
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Progestinici:
questi sono essere particolarmente indicati nel bloccare la menometrorragia, e
talora riescono anche a ridurre la sintomatologia dolorosa. Solitamente vengono
assunti per via orale (in forma di compresse) per 10-15 giorni a ciclo per più
cicli, secondo l' indicazione del Ginecologo curante.
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Danazolo:
anche questo preparato è efficace nel controllare le menometrorragie ed
inoltre, se laterapia è protratta per 4-6 mesi, può frenare l' ulteriore
sviluppo del fibroma (o dell' utero fibromatoso).
·
GnRH
analoghi: questi preparati (solitamente somministrati in forma di
iniezioni intramuscolari, una ogni 4 settimane per 4-6 mesi) comportano un
blocco temporaneo della attività di produzione ormonale da parte delle ovaie.
Si viene così ad instaurare una sorta di menopausa farmacologica
reversibile, in conseguenza della quale si ha una cessazione delle mestruazioni
(amenorrea) ed una certa riduzione di volume dei fibromi. Questi effetti però
non sono permanenti; infatti dopo la sospensione della terapia può
ripresentarsi la precedente sintomatologia emorragica, ed inoltre può
riprendere l' accrescimento dei fibromi. D' altra parte tale terapia non può
essere protratta per un periodo molto lungo a causa dei fastidiosi sintomi di
tipo menopausale (ad es. le vampate di calore) che comporta, e per gli altri
disturbi metabolici che può comportare, nonchè per l' effetto favorente l'
osteoporosi che può comportare. Va precisato che tali effetti secondari sono
dovuti alla condizione di privazione estrogenica, che è appunto l' effetto
desiderato dalla terapia stessa. Pertanto tale scelta terapeutica viene fatta o
in vista di un intervento chirurgico (con l' intento di favorire una riduzione
di volume del fibroma per agevolare l' intervento), o in una paziente molto
vicina alla menopausa per controllare le menometrorragie fino alla cessazione
spontanea delle mestruazioni.
Terapia
chirurgica
Le
motivazioni che possono indurre ad una scelta chirurgica sono molteplici.
Infatti la chirurgia si impone nei casi le emorragie sono frequenti e abbondanti
e non traggono beneficio dalla terapia medica; oppure nei casi in cui il volume
cospicuo di un fibroma (o di un utero fibromatoso) crea dolore o disturbi da
compressione di organi vicini (vescica e/o intestino). Ulteriore indicazione per
la chirurgia è la necessità di rimuovere un fibroma che per la sua sede
ostacola la fertilità.
A
proposito della terapia chirurgica vanno considerati diversi aspetti.
·
miomectomia:
con tale termine si intende la semplice asportazione di uno o più fibromi,
conservando quindi l' utero. Tale scelta è abitualmente da privilegiare, a meno
che la paziente non sia in età peri- o postmenopausale.
·
isterectomia:
asportazione totale dell' utero. Tale scelta è più indicata nella paziente in
età peri- o postmenopausale, ed in quei casi più complessi, in cui un forte
sovvertimento della struttura dell' utero a causa di miomi multipli e/o
voluminosi può rendere pressochè impossibile una adeguata ricostruzione dell'
utero stesso dopo la miomectomia. Una marcata fibromatosi uterina fa preferire
spesso la chirurgia per via addominale ("laparoisterectomia" o
"isterectomia per via laparotomica") dato il volume uterino aumentato.
Un ginecologo esperto di chirurgia vaginale può peraltro, con l' esclusione
ovviamente dei casi estremi, preferire l' isterectomia per via vaginale (colpoisterectomia),
preservando così l' integrità della parete addominale.
La
miomectomia può essere eseguita con varie tecniche chirurgiche (isteroscopia,
laparoscopia, laparotomia).
La
scelta della tecnica chirurgica tiene conto di più fattori: numero, grandezza e
sede dei miomi, eventuale consistenza di un problema di fertilità, età della
paziente, eventuale altra patologia associata.
Fibromi di diametro inferiore a 4 cm, dislocati verso l' interno della cavità
uterina (intracavitari o sottomucosi) possono essere rimossi per via
isteroscopica. Fibromi che si sviluppano prevalentemente verso la superficie
esterna dell' utero (sottosierosi) possono più semplicemente essere rimossi per
via laparoscopica. In altri casi fibromi di volume più cospicuo richiedono per
la loro asportazione un intervento laparotomico, con apertura cioè della cavità
addominale secondo la tecnica chirurgica tradizionale. Non va trascurato
infine come fattore importante nella scelta del tipo di approccio chirurgico (laparotomia,
laparoscopia, isteroscopia) la specifica esperienza dell' operatore in una
determinata tecnica chirurgica.
Fibroma
e Gravidanza
L'
associazione di fibroma e gravidanza non è molto frequente, dato che i fibromi
sono più frequenti intorno ai 40 anni di età. Per la diagnosi è spesso
determinante l' ecografia, dato che l' aumento di volume dell' utero dovuto al
fibroma potrebbe essere con la visita imputato semplicemente alla gravidanza; l'
ecografia permette invece di evidenziare chiaramente il fibroma. Spesso la
diagnosi di fibroma uterino è del tutto casuale, venendo esso riscontrato in
occasione di un' ecografia eseguita come controllo di routine per la gravidanza.
Gli
effetti del fibroma sulla gravidanza possono essere variabili, soprattutto
secondo la sede del fibroma. I fibromi sottosierosi (vedi sopra)
difficilmente creano problemi alla gravidanza. I fibromi intramurali possono
interferire sulla contrattilità dell' utero, con possibile minaccia di parto
pre-termine o anomale contrazioni in travaglio o dopo il parto; in quest' ultimo
caso un utero che non si contrae in maniera efficace può sanguinare in maniera
abnorme. I fibromi sottomucosi possono portare all' aborto. I fibromi
localizzati in prossimità del collo, i cosiddetti fibromi previ,
venendosi a trovare davanti alla testa fetale, possono ostacolare il parto per
via vaginale, oltre che interferire con la dilatazione del collo dell' utero,
rendendo così necessario l' espletamento del parto mediante il taglio cesareo.
I
fibromi possono andare incontro a delle variazioni per effetto della gravidanza.
Un fibroma può spesso aumentare di volume in gravidanza; inoltre può andare
incontro a alterazioni della circolazione nel suo contesto con possibile
infarcimento emorragico, la qual cosa può comportare una sintomatologia
dolorosa acuta.
Solitamente
non si interviene chirurgicamente sui fibromi durante la gravidanza, dato il
pericolo di emorragie o di compromissione della gravidanza. Solo in rari casi di
complicazioni acute (necrosi, torsione), con grave sintomatologia può essere
necessario ricorrere alla chirurgia. Abitualmente si raccomanda una terapia
conservativa, con riposo e farmaci che riducono la contrattilità dell' utero
per favorire l' evoluzione della gravidanza.
In
caso di fibromi previ sarà indicato programmare un taglio cesareo a termine di
gravidanza. In caso di parto spontaneo sarà particolarmente importante
controllare il post-partum, per il rischio di emorragia che può essere favorita
da un' inefficiente contrattilità dell' utero a causa della sua struttura
fibromatosa.