COMPLICANZE DELL'EMOCROMATOSI EREDITARIA IPOGONADISMO
Il
diabete mellito è la principale complicanza di tipo
endocrino dell'emocromatosi ereditaria. Anche altre ghiandole endocrine
dell'organismo possono essere coinvolte dal danno secondario all'accumulo di
ferro: l'ipogonadismo, cioè il deficit della funzione sessuale maschile e
femminile, è la seconda manifestazione endocrina di più frequente riscontro
nei pazienti emocromatosici.
a) gonadotropine corioniche, se i testicoli hanno
mantenuto una sufficiente capacità funzionale;
b) testosterone per via intramuscolare o, attualmente, anche transdermica,
qualora i testicoli siano atrofizzati.
IMPORTANTE SCOPERTA NELL'EMOCROMATOSI EREDITARIA: IL GENE DELL'EMOJUVELINA
L'emocromatosi giovanile
(o emocromatosi di tipo 2) è una forma di emocromatosi ereditaria distinta
dall'emocromatosi classica (dovuta a mutazioni del gene HFE) in quanto conduce
ad un precoce e severo sovraccarico di ferro e allo sviluppo, già prima dei 30
anni, di gravi danni d'organo a carico del cuore, fegato, pancreas e ipofisi le
cui manifestazioni cliniche sono l'insufficienza cardiaca, la cirrosi epatica,
il diabete, l'ipogonadismo ed un elevato rischio di mortalità.
Si tratta sempre di una malattia ereditaria a trasmissione autosomica recessiva
(come l'emocromatosi classica), cioè i genitori del soggetto affetto sono
entrambi portatori della malattia ma non sviluppano i sintomi, mentre i figli
che ereditano il difetto genetico da entrambi i genitori sono malati.
Fino a poco tempo fa era noto che l'emocromatosi giovanile poteva essere causata
da uno di questi due distinti difetti genetici:
1) la mutazione a carico di un gene, fino a poco fa sconosciuto, collocato sul
cromosoma 1 (vedi articolo L'emocromatosi
giovanile);
2) un difetto del gene che codifica per l'epcidina, situato sul cromosoma numero
19 (vedi articolo L'emocromatosi
giovanile si sdoppia).
La maggior parte dei casi di emocromatosi giovanile è spiegata da mutazioni del
gene situato sul cromosoma 1, mentre più rari sono i casi di emocromatosi
giovanile legata alla mutazione del gene dell'epcidina.
Sono occorsi alcuni anni
per riuscire a identificare anche il gene maggiormente "incriminato"
localizzato sul cromosoma 1. Nel novembre del 2003 il Dipartimento di medicina
dell'Università di Atene in collaborazione con una Company canadese ("Xenon
Genetic Research"), ha annunciato infatti questa scoperta ed il nuovo gene
identificato è stato denominato gene dell'emojuvelina. Mutazioni di
questo gene sono state trovate dall'équipe greca in diverse famiglie di origine
greca, canadese e francese; più recentemente l'équipe di Torino, coordinata
dalla Prof.ssa C. Camaschella in collaborazione con diversi centri italiani tra
cui anche il nostro laboratorio, le ha individuate anche nei casi di
emocromatosi giovanile italiani non spiegate da un difetto del gene dell'epcidina.
L'emojuvelina gioca
sicuramente un ruolo importante nella regolazione del metabolismo del ferro
anche se la sua funzione non è purtroppo ancora ben chiara; probabilmente
interagisce con l'epcidina nell'ambito della stessa via di regolazione
dell'assorbimento del ferro in cui sono coinvolti anche il gene HFE, il TfR2
(recettore 2 della transferrina), responsabili anch'essi di forme di
emocromatosi ereditaria (vedi tabella).
L'epcidina - come già detto nell'articolo a cui si rimanda - funziona come un
sensore che regola la disponibilità del ferro in base alle necessità. Quando
il gene dell'epcidina è mutato manca questa regolazione e si ha un assorbimento
di ferro aumentato rispetto alle esigenze dell'organismo e un suo accumulo che
causa il danno d'organo.
Si ipotizza che l'emojuvelina agisca in serie con l'epcidina nella stessa via di
regolazione; non si sa ancora se in questa sorta di catena essa intervenga a
monte o a valle rispetto all'epcidina. E' noto però che se il gene dell'emojuvelina
è mutato, funziona meno anche l'epcidina ed il risultato è sempre un
assorbimento sregolato del ferro. Tanto minore è l'attività residua dell'epcidina
tanto maggiore è l'assorbimento di ferro e la gravità della malattia.
La scoperta è
interessante e ha degli importanti risvolti pratici diagnostico- terapeutici. Se
fino a poco tempo fa la diagnosi di emocromatosi giovanile richiedeva sia
l'analisi degli indici del ferro che la conferma con la biopsia epatica, ora è
possibile farla sulla base di un semplice prelievo di sangue in cui si va a
cercare la mutazione del gene dell'emojuvelina. Poiché le mutazioni sono
diverse, l'obiettivo è quello di mettere a punto un test genetico rapido,
efficace e a basso costo che consenta di individuare i soggetti malati in fase
iniziale e i portatori del difetto genetico. E' infatti molto importante che la
diagnosi sia il più precoce possibile, perché se si interviene tempestivamente
attraverso un intenso regime di salassoterapia la prognosi della malattia è
buona.
La tabella seguente
mostra la classificazione attuale dell'emocromatosi ereditaria. Esistono ancora
numerosi casi di emocromatosi in cui non è stato ancora identificato un preciso
difetto genetico. Questi casi, che sono al momento raggruppati genericamente nel
gruppo di emocromatosi "atipiche", costituiscono l'oggetto di molti
sforzi della nostra ricerca.
Dr.ssa
Alessia Riva
(Centro Emocromatosi Monza)
Tabella 1 -
Classificazione dell'emocromatosi ereditaria
|
Emocromatosi |
Trasmissione |
Gene
coinvolto |
Età
di comparsa (anni) |
Organi
colpiti |
|
Tipo
1 |
Recessiva |
HFE |
40-50 |
Fegato,
articolazioni, pancreas, cuore, gonadi |
|
Tipo
2 |
Recessiva |
a)
emojuvelina |
10-20 |
Cuore,
gonadi, fegato, pancreas, articolazioni |
|
Tipo
3 |
Recessiva |
Recettore
della transferrina tipo 2 |
30-40 |
Come
tipo 1 |
|
Tipo
4 |
Dominante |
Ferroportina |
40-50 |
Come
tipo 1 |
|
"Atipiche" |
Variabile
|
non
noto |
40-50 |
Come
tipo 1 |