L' AIDS
L'infezione da HIV ha assunto da tempo le proporzioni di un'epidemia: questa, con ogni probabilità, è originata nell'Africa equatoriale, zona in cui il virus è presente almeno fin dagli anni '50. Da qui si è diffusa alla fine degli anni '70 nelle isole dei Caraibi e in alcune aree metropolitane degli Stati Uniti e del Nord Europa tramite soggetti infetti.
Gli intensi scambi commerciali e turistici tra aree inizialmente interessate dall'epidemia e quelle non ancora colpite e l'uso di emoderivati provenienti da aree epidemiche hanno contribuito alla diffusione dell'infezione da HIV in tutto il mondo all'inizio degli anni '80.
I primi casi sono stati scoperti negli Stati Uniti nei primissimi anni '80: erano giovani omosessuali che presentavano tutti patologie inconsuete per la fascia di età di appartenenza, con caratteristiche di progressione inquietanti. Poco tempo dopo veniva individuato il virus responsabile: l'HIV (Human Immunodefiency Virus). In seguito, intorno al 1985, veniva isolato il virus che si presentava come un modello virale fino ad allora poco conosciuto, e che tuttora sfugge agli scienziati per i particolari della sua struttura e della sua organizzazione funzionale.
A tutt'oggi non è possibile determinare il periodo che intercorre tra il momento del contagio e lo sviluppo dell'AIDS: si suole indicare un periodo di circa 10 anni, ma non sono rari i casi di persone che si presuppone siano infette da 15 anni ed oltre senza essere andate incontro a malattie.


Cause

Il contagio da virus HIV avviene solo ed esclusivamente attraverso il contatto con sangue, sperma o mucose vaginali infette. L'uso di una siringa non sterile per iniettarsi sostanze stupefacenti in vena è frequente tra i tossicodipendenti: questo espone ad un elevato rischio di infezione. Gli omosessuali maschi sono invece stato il gruppo più colpito dal contagio per via sessuale in quanto alcune caratteristiche delle loro abitudini sessuali, quali la frequenza, la promiscuità e le modalità stesse dell'atto sessuale, predispongono maggiormente alla trasmissione del virus.
Attualmente però è la diffusione dell'infezione tra gli eterosessuali ad essere in preoccupante ascesa.
L'infezione comincia quando il virus HIV penetra nell'organismo umano, o direttamente attraverso il circolo sanguigno, oppure per via mediata, secondo le seguenti modalità: attraverso ferite o punture accidentali; attraverso liquidi biologici contaminati come quelli sessuali; per via prenatale o perinatale da madre a figlio.
Il lasso di tempo che intercorre tra la penetrazione del virus e la sieroconversione è il periodo di latenza o di "finestra immunologica"; nel 95% dei casi dura dalle 3 alle 12 settimane, comunque entro sei mesi la risposta corporale è presente a tutti gli effetti. Con la sieroconversione inizia l'infezione cronica da HIV, con un lunghissimo periodo di incubazione, in cui il virus è addormentato, o comunque, poco attivo. La replicazione è infatti scarsa; il virus non è riscontrabile nel siero, mentre è possibile individuare gli anticorpi specifici in gran parte non neutralizzati.

Come si fa diagnosi
La presenza del virus HIV all'interno di un organismo può essere accertata solo attraverso il test.
Il test più usato nei laboratori è l'ELISA. Basato su una metodologia immunoenzimatica è il test più semplice e di gran lunga più usato, non solo perché di facile esecuzione e poco costoso, ma anche perché molto affidabile e con una sensibilità e specificità superiore al 98%. Nel caso in cui il test dia risultato positivo, viene ulteriormente controllato con un secondo test, il Western Blot, il quale permette di individuare gli anticorpi specifici per i vari antigeni virali ed ha la funzione specifica di conferma della positività di un altro test anticorporale.
Il test per la sieropositività deve essere eseguito quando si ritiene di avere avuto un "comportamento a rischio", ovvero quando si è venuti a contatto con del sangue infetto, o ritenuto tale, oppure quando si hanno avuti rapporti sessuali con partner occasionali.
Il test va eseguito non prima di 6-8 settimane dal comportamento a rischio e ripetuto a sei mesi dal presunto contagio, questo perché esiste un periodo di latenza del virus che precede la formazione all'interno del sangue degli anticorpi anti-HIV, che prende il nome di "periodo finestra", sottoporsi al test prima che sia trascorso questo periodo può generare false certezze di non avvenuto contagio del virus.
Il risultato del test è assolutamente anonimo e personale; il personale medico che esegue il test è vincolato dal segreto professionale, regola fondamentale della deontologia medica. Tuttavia far conoscere il risultato del test ad altri medici è lecito e doveroso se corrisponde agli interessi del malato. Alcuni farmaci, ad esempio, vanno evitati per le persone sieropositive; alcuni interventi chirurgici vanno ben meditati prima di essere praticati. In questi casi, lo specialista che deve intervenire, opererà al meglio se dispone di un quadro completo sullo stato di salute della persona che gli viene affidata.

Le terapie
La crescita esponenziale degli infetti da HIV e della mortalità correlata ha stimolato la ricerca di un agente antivirale capace di guarire gli ammalati e di un vaccino efficace per prevenire l'infezione. Purtroppo, per ora, nessuno di questi due obiettivi è stato raggiunto.
Negli ultimi anni si è avuto un grosso impulso nella preparazione e nella sperimentazione dei cosiddetti farmaci antiretrovirali: queste sostanze sono in grado di limitare la replicazione del virus, ma sono purtroppo caratterizzate da una certa tossicità.
Si deve ancora trovare il "tallone di Achille" del virus, per questo la battaglia viene soprattutto giocata nella ricerca scientifica che si propone di svelare il complesso ed articolato mosaico dei meccanismi d'azione e di comportamento del virus: penetrazione nelle cellule, replicazione, mutamento della propria struttura genetica, resistenza ai farmaci e così via. Una volta svelati tutti i segreti ci sarà la concreta possibilità di arrivare in tempi brevi ad una terapia efficace ed un vaccino sicuro.
Attualmente solo la terapia antivirale è in grado di allungare la vita, rallentando il decorso dell'infezione e quindi della evoluzione letale e, sembra, di ridurre la percentuale di contagiati che progrediscono verso la sindrome terminale. La zidovudina è finora il farmaco maggiormente usato, sia nei pazienti sintomatici che in quelli asintomatici, che ha dato risultati apprezzabili, soprattutto a livello pediatrico. Restano però ancora alcuni effetti collaterali indesiderati quali nausea, mialgia, insonnia e forte cefalea. La "tossicità" di questo farmaco è comunque arginabile ricorrendo ad un monitoraggio, che deve essere eseguito con la frequenza di due settimane per i primi due mesi di trattamento, ed in seguito con una cadenza mensile, sulle cellule del sangue e sull'emoglobina. È inoltre essenziale che vi sia un buon "Counselling"; il counselling consiste in una stretta e costante relazione tra sieropositivo, medico, psicoterapeuta e famigliari, ai fini di convincere il malato ad usare tutte le precauzioni possibili per impedire la trasmissione del contagio e fornire un valido appoggio psichico e sociale.
Per quanto riguarda il vaccino, che normalmente si usa ai fini di produrre anticorpi protettivi, quelli prodotti finora contro l'HIV non sono risultati validi; le speranze di successo sono limitate per la grande variabilità dei virus finora isolati, anche se molti scienziati invitano a nutrire fondate speranze. La sperimentazione inoltre è difficile: la prova risolutiva, infatti, consisterebbe nell'inoculare il virus in soggetti sani, per poter valutare se il vaccino protegge realmente dall'infezione. Una procedura che non è certamente etica nell'uomo e che non può essere utilizzata sugli animali, poiché l'HIV, per il momento, produce l'infezione solo nell'essere umano.

Altre considerazioni
È doveroso ricordare che occorre fare una netta distinzione tra sieropositività ed AIDS. Essere sieropositivi significa aver semplicemente inoculato il virus HIV, il quale può rimanere latente all'interno dell'organismo umano per un periodo di tempo molto lungo che può superare i dieci anni. L'AIDS arriva quando il virus comincia a riprodursi all'interno delle cellule in modo significativo tanto da compromettere sensibilmente le naturali difese immunitarie del soggetto malato.
Sono molte, e sicuramente importanti, le implicazioni fisiologiche che comporta questa malattia, ma altrettanto importanti sono le implicazioni psicologiche che colpiscono tutti i soggetti; sia quelli sintomatici che asintomatici. È dimostrato che apprendere di essere sieropositivi cambia completamente la vita psicologico-relazionale del soggetto.
Di norma sono tre le fasi psicologiche nelle quali la maggior parte dei soggetti incorrono: la crisi iniziale, la fase di transizione ed, infine, quella di accettazione ed adattamento.
La crisi iniziale ha, normalmente, la durata di qualche settimana. È spesso caratterizzata da fantasie di morte, blocco delle capacità di progettazione, cambiamenti dello stile di vita, aumento delle richieste di supporto sia affettivo che sociale, e da una generale ambivalenza emotiva ed instabilità affettiva.
Superata la crisi iniziale, nel giro di qualche settimana, il soggetto entra in quella di transizione, nella quale indirizza verso se stesso o verso gli altri la rabbia e l'aggressività. Si verifica una notevole diminuzione dell'autostima associata a senso di colpa per gli avvenimenti che hanno condotto l'individuo allo stato attuale. Si manifestano, inoltre, atteggiamenti contrastanti nei confronti dell'attività sessuale: dalla completa astinenza all'aumento della promiscuità con modalità persecutorie e paranoidi. Vi è, inoltre, un rifiuto dei controlli clinici e delle terapie con il trasferimento dell'attenzione al proprio corpo con modalità ipocondriache.
Una volta superata questa fase si arriva a quella di accettazione ed adattamento che è caratterizzata dall'alternarsi ed il sovrapporsi di sentimenti depressivi con risposte aggressive legate all'angoscia di un evento indefinibile ed incontrollabile. Quando il soggetto raggiunge questa fase viene attuata una ridefinizione delle strategie di vita quotidiana e dei progetti esistenziali; vi è, inoltre, una maggiore collaborazione con l'équipe di medici curanti. La malattia viene vissuta su una base meno emotiva e più razionale. È frequente in questa fase riscontrare conversioni religiose o adesioni ad attività assistenziali nell'area dell'AIDS.
Durante il periodo in cui il soggetto passa dalla fase asintomatica a quella sintomatica è possibile, ed anche comprensibile, che vi siano delle ricadute e delle nuove fasi di accettazione ed adattamento.
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